venerdì 25 marzo 2011

Critiche



Nell'epoca dell'arte concettuale Grandinetti crede ancora, con fermezza e disperazione, nella «manualità », nel «fare» artigiano che aggredisce la realtà e la costringe alla riviviscenza estetica come catarsi e indignazione. AI piagnisteo querulo e piccolo borghese sostituisce il grido «civile» in forme di rarefatta commozione dove la cifra stilistica è data dall'inquietudine e dal rigore. C'è nell'arte contemporanea un ritorno deciso al codice, un abbandono del «rumore ». Ai fasti dell'entropia e del magma succéde l'antica obbedienza ai canoni, che altro non è se non l'accettazione della scommessa che sta sotto all'intervento artistico e che è una scommessa formale, un gioco di infrazioni e di divieti, un artificio che non conosce casualità o soluzioni ad effetto, ma solo un paziente lavoro di ricerca di equilibrio e di tono, di sfumature ed allusioni, d'abbandono e di reticenza. Il procedimento è ellittico, invece della soluzione più diretta privilegia uno scavo continuo che è il segno dell'opposizione dura e intransigente di Grandinetti alla totale mercificazione che contraddistingue ormai non solo lo specifico pittorico, ma tutta la realtà di questo tempo. La proposta artistica di Grandinetti rifugge, dunque, dalle situazioni di comodo per essere denuncia dell'iniquità del potere. Dai mille misfatti della storia contemporanea Grandinetti enuclea ed esacra il comportamento sadico per eccellenza: la Tortura. Attorno a questo tema ruota incessante la sua arte, il suo sguardo è quello preciso ed impietoso di chi non dimentica. Uno per uno sono scanditi i delitti dell'ultima nostra storia: Pinelli, i Baschi giustiziati da Franco ecc. L'Anarchia e la Spagna, il pensiero corre subito a Guernica, alla prima opera della pittura contemporanea che non più rappresenta ma è. Su questa strada Grandinetti procede accatastando garrote, rondelle, dadi, sangue, urla e sudori. Tutti gli elementi, cioè, dello spettacolo di un Potere iattante che accomuna demenza e oppressione. In questa recita di massacro i suoi «tubi» sono forme ridotte al grado zero, che non tendono alla serialità, perché l'artista vuole che ogni urlo sia distinguibile per meglio tenerne il conto. Così nel groviglio di nodi e strozzature lo spettacolo segue la lucida e geometrica architettura di questi camminamenti di morte sullo sfondo di albe e tramonti irriconoscibili. L'esemplificazione formale è di sconcertante maestria, è chiaro il riferimento a certi dipinti di Malevic, paesaggi alienati costruiti con materiali lucidi con scarti di raffinata tecnologia. Ogni barriera all'interno e all'esterno della natura è abbattuta, non esistono più rigide ripartizioni, in una angosciante atmosfera onirica l'artista muove sulla tela un mondo fluido e incostante, dove avvengono agghiaccianti trasformazioni, inusitati avvicinamenti. Anche la «tubolarità« ha espressione umana, ma non si tratta di panica visione del mondo, Grandinetti aspira a una nobile utopia: il Linguaggio Totale.

3 settembre 1976
Antonio D'Orrico



Primavera d’Arte  11 Maggio 1979

.     La sua fantasia agisce in un ordinato e netto assemblage di elementi casuali, i quali finiscono per trasformarsi, per la nitida e' accanita precisione del disegno, in una proiezione di forme inconscie, subumane della realtà in cui viviamo e la poetica surrealtà di Grandinetti, che ha legami di partenza con l'arte-pop, non di arrivo, parte dall'accettazione massiccia dell'assemblage, dell'uso dell'oggetto quotidiano, poi come la visione gli si chiarisce nella fantasia, nel segno, nei colori, scende al particolare - la parte per il tutto - accostandosi via via ad una angoscia più sottile, più emblematica. Nodi di tubi, grovigli di pali contorti come cimiteri urbani, ondulazioni di alghe di ferro agiscono entro climi rarefatti, si strozzano morbidamente feroci, si esemplificano. in forme piacevoli e minacciose. E' la rappresentazione contestata dei paesaggi urbani in disfacimento, delle maree tecnologiche che avanzano come mostri inquieti.
Le forme di Grandinetti assumono significati e aspetti paraumani, riflettono situazioni comportamentistiche umane. Agiscono entro dimensioni fantastiche di tempo e di spazio, si coagulano entro colori desolati, sotto immensi cieli impietosi. Sono presenze in cui l'uomo si identifica con la macchina e viceversa. Divengono proiezioni di un teatro inquieto, di un inconscio muto, in cui la contorsione è linguaggio e la forma parola. Il mito diventa sottile gioco letterario, enigma da risolvere. Il morbido veleno che circola entro le sue forme striscianti inquina lo spazio, lo degenera in una sorte di vertigine, di prospettiva di storta dei rapporti tra uomo e macchina, di natura beffata e beffarda. Sono nature morte di tecnologie risolte con lucida dialettica. Gli oggetti quotidiani, di cui Grandinetti riempie le sue tele, escono dal classificabile per iscriversi all'albo dei mostri della coscienza. E come in un grottesco specchio ci rimandano la realtà di cui, in quanto mass-media, ci vestiamo fidando in una sorta di cieca insicurezza del futuro.

Roma  maggio 1979
Raffaella Del Puglia



Del pittore Claudio Grandinetti

La perfezione delle curvilinee geometriche, rese Arte da Claudio Grandinetti nelle sue raffigurazioni pittoriche, si pone al di sopra di una realtà compositiva.
Proiezioni d'un surrealistico mondo in disfacimento, or­dini ed equilibrio perfetti, che possono solamente scaturire dalla distruzione, sono gli aspetti esteriori delle tele del pittore come se egli nel proprio io esoterico e intimo vedesse già la disintegrazione degli astri per ricomporsi in galassie, alcune deformi alle nostre percezioni, altre perfette in una propria composizione geofisica.
Le tele del Grandinetti, come altri potrebbero definirle, non sono sintesi di nature morte perché le contorsioni e gli intrecci di tubi metallici disegnati ci portano ad ammirare esteticamente una prospettiva fondata su sistemi lineari ortodossi da emulare le rette solari o le curvilinee degli astri cosmici.
Gli scorci dei cieli lineari, soffusi da colori degradanti, sono l'equilibrio intimo d'un sentimento di maturità umana che purtroppo pochi giovani possono vantare di possedere nel marasma odierno, dove il Bello hegeliano é negazione per il manierismo che molti pittori superficialmente imitano plagiando nulla creando.
Il Grandinetti, a mio modesto parere, pone alcuni concetti di astrattismo filosofico perché la materia bruta plasmata nelle tele é resa Arte nel senso che ha, per fini ultimi, principi sistematicamente ordinati, se pure i grovigli tubolari che appaiono in alcuni suoi quadri, ad un superficiale osservatore potrebbero sembrare disordine concettuale.
L'Arte del Nostro, alieno di rinvangare un'arte commerciale Pop che soddisfa le rivendicazioni sociali dei mass-media, orgogliosi di ornare le squallide pareti delle loro case, si colloca in un contesto intelletivo di sovranità virtuosa e di disgiunzione della materia dallo spirito.

Bianchi, Dicembre 1979
Luigi Elvio Accattatis


SINESTĒSI PER CLAUDIO GRANDINETTI

Tubi come strutture, tralicci fantastici, barre metalliche in tensione. Un pò come se l'immagine tecnologica di oggi fosse scomposta fino ad individuare un segno base, un'unità costruttiva da cui far derivare ogni cosa. Il tubolare impiegato nel design industriale, l'acciaio "a vista" dell'architettura moderna, la metallicità che ormai é nel nostro quotidiano.
Il fascino dell'effetto-metallo è la guida concettuale-strutturale della pittura di Claudio Grandinetti. non un'ennesima e sfruttata riproposta del realismo tecnologico (che ha fatto troppe vittime) ma un 'analisi sui minimi sistemi costruttivi. Intrecciati e a trame, i tubi-moduli diventano i fili di una rete d'acciaio, di una maglia "metallurgica".
Grappoli metallici che non non rappresentano altro se non soluzioni strutturali, equilibri di forze, tensioni visive.
Assemblaggi in cui la "poesia" - se si vuole recuperare questa vecchia categoria - è simile al fascino della carta stagnola: così lucida e fredda, ma malleabile e pronta a diventare "animata" fra le dita. O, se volete, simile al suono di un diapason: monotono, troppo puro, ma contemporaneamente assoluto e suggestivo nella sua limpidezza. O, ancora, come la voce argentina di un flauto incantatore.
Questi tubi di Grandinetti si collocano su un piano metafisico, lo stesso sfondo su cui giacciono allude ad una profondità giocata tutta sulla luce: l'effetto è di un'arcana sospensione, di "assenza" totale, in cui gli elementi della "visione" sembrano fermarsi e dove trovano risoluzione - e quiete - anche i tagli sghembi dei primi piani, i campi romboidali, le spinte che sfuggono verso ogni direzione.

Cosenza 5 marzo 1981


Un labirinto di tubi che fa pensare al tortuoso intreccio di Scanavino.
Grandinetti: il dubbio come unica verità.
Claudio Grandinetti, un altro dei giovani artisti calabresi di scena in questi ultimi tempi alla San Carlo, mi pare un pittore di notevole personalità non soltanto per una accertata ricchezza di fantasia ma per maturità e padronanza di tecniche.
L'influenza di un Turchiaro e di un Sarri mi sembrano evidenti ma ci andrei piano nel definire Grandinetti come appartenente a una ben determinata area. A me pare che a muovere l'azione demistificatrice di questo giovane artista sia più un elemento che sgorghi dall'interno, e che si manifesta in una presa di posizione contro la nevrosi contemporanea,che non un qualcosa che provenga dall'esterno, identificabile erroniamente in un presunto macchinismo che potrebbe apparire il motivo dominante della operazione di Grandinetti. Tubi, barrè d'acciaio, rostri, uncini,non sono dunque che mascherature, schermi, e altri sipari che nascondono stati d'animo e comportamenti.
          Se dovessi avvicinare questo artista a qualcuno lo avvicinerei, anche se posso sbagliare,a Scanalino. Ma non tanto per l'iterazione del segno dominante (il tubo in Grandinetti, come il tortuoso filo nel notissimo pittore ligure), quanto per l'atteggiamento del subconscio che esso segno finisce per rappresentare.
La enigmatica immagine dei tubi che si aggrovigliano e si disperdono come un misterioso labirinto, ci dà l'immagine, in Scanavino come in Grandinetti, di ciò che può essere il nostro subliminale, punto d'incontro e di scontro, di memorie ancestrali e di varie altre manifestazioni dell'irrazionalità del nostro comportamento.
        Il Fragile castello di tubi che Grandinetti costruisce e che rassomiglia ad un labirinto dal quale non è possibile venire facilmente fuori (rendendo quasi impossibile all'uomo un'operazione di auto-salvataggio) è la prova provata che dubbio è l'unica verità dell'uomo contemporaneo, sopraffatto da ideologie contrastanti e quindi da opposte totalizzanti manifestazioni fideistiche. Se è vero che,non potendo facilmente identificarsi in entrambe le opposte verità, l'uomo finisce per essere preda della nevrosi, è altrettanto vero che l'individuo non può riuscire a mediare il rapporto fra la realtà esterna e quella memoriale, tra le certezze della scienza e le incertezze di una psiche violentata in tutti i modi.
Quello di Grandinetti, dunque, ammesso che sia astrattismo, è un’astrattismo "sui generis", carico di implicazioni surreali ma esternamente rigoroso sotto il profilo analitico.
Mi trovo d'accordo con Pedicini, per quanto si riferisce alla originale rarefazione tonale..II critico napoletano afferma che "Grandinetti opera in un teatro dominato dalle tonalità fredde della malinconia che si distende come per nutrirsi di una oggettività conquistata...".
       Anche in questo senso il giovane artista mostra una propria precoce maturità. Si vede che le anticipazioni di Turchiaro, che puntava beninteso ad altri obbiettivi, hanno condizionato".in un primo tempo Grandinetti che liberatosi degli influssi del maestro, ne ha tratto ben chiare e logiche conclusioni.

Gino Grassi


Settimanale NAPOLI OGGI 27 Maggio 1982 ANNO IV N° 21

Rondelle, dadi, tubi costituiscono la base e la geometria della ricerca di Claudio Grandinetti.
La tela liscia accoglie un mondo apparentemente rarefatto ma intriso di enigmi, di segni umani di metallico sapore. L'uomo di oggi trionfando con la sua tecnica e la sua scienza si allontana da un mondo pacato, sereno di spirito.
Ha certo provveduto ai bisogni primari (non certo in tutto il mondo ma in buona parte di esso) ma nel contempo non ha saputo (o non ha voluto?) registrare la sua civiltà in corsa con il suo spirito, con le sue "fantasie", con i suoi fantasmi. Ha giocato a rincorrere la felicità in un mondo d'acciaio e non ha certo mancato di raggiungere obiettive migliori condizioni di vita. Il lungo procedere della civiltà tecnologica costruito anche su impalcature di ferro percorse da tubi di varie dimensioni e con varie funzioni è preso a giusto prestito per ridefinire, anche in chiave ironica, il nostro tempo.
Nodi di tubi, grovigli di pali contorti sono presenti per riportare ai nostri occhi, con una intelligente proposizione simbolica, i nodi della nostra tecnologica esistenza, i grovigli del nostro mondo interiore che se da un Iato è più di ieri esplorato dalle nostre coscienze più tende ad ispessirsi e più, ancora, sembra esplodere.
Se di meccanico ha l'aspetto questa lucida e livida geometrica denuncia di status di netta tendenza analitica è il complesso contenutistico. '
Questa proposta di Grandinetti ci invita a guardare il percorso contro dei pali e dei tubi nella particolare significazione contraddittoria del nostro immediato.
Il nostro domani parte su coordinate intrecciate che sembrano restringere il nostro futuro in una sorta di obbligati impulsi dettati da umori tecnologici.
Se oggi seriamente studiamo i nodi e le strozzature del nostro meccanismo civile la nostra libertà potrà rivivere.         
….E questo invito sembra proprio proporci, con diligente nitidezza, Claudio Grandinetti.

Bari/Napoli, 1982                                                                                          
 Maurizio Vitiello


Sarebbe ingenuo collocare i dipinti di Claudio GRANDINETTI nel solco della pittura tecnologica, cioè di quanti con ostentazione ideologica, attraverso un'allarmante iconografia, sia essa umana che urbana, ci hanno avvertito dei pericoli o hanno attestato, variamente, gli effetti prodotti dalla società industriale sulla vita e sugli aspetti della quotidianità dell'individuo. Insomma, in Grandinetti niente ci parla del "mito della macchina", ne dell'orizzonte ben più vasto di una cultura socio-machinestil che, dalla Mec-Art al gruppo "Immaginazione e potere" romano, a metà degli anni '70, e ancora prima, attribuivano, non so con quanto furore alla Morris, la responsabilità dell'alienazione e della massificazione dell'individuo.
A differenza di Turchiaro, il cui vedutismo da homo technologicus lo porta a nostalgie perdute, o di Scelza, per cui il progresso tecnico-scientifico è interno ai meccanismi di gestione del potere, o alle fantasie macchiniste di Klapheck e ancora alle performazioni dell'uso dei mezzi tecnologici di Alviani o di Bèguier, e, quindi, di tutto il gruppo della Mec-art fino ad arrivare a Sarri, a Caccamo, a Raff, a Trubbiani, a Gallizioli che, in modi e con mezzi diversi, hanno affrontato il problema del "mito tecnologico", a differenza, dicevo di questi, Grandinetti assume, da figlio della società post-industriale, il segno più semplice della protostoria industriale; cioè tubi, dadi, barre in tensione, uncini a molle per reti metalliche. Strutture cioè "minimals", quasi a voler con esse costituire una griglia di leggibilità dell'universo meccanico. E partendo da queste unità base, Grandinetti costruisce un ordito che spezza l'uniformità della "veduta" piena della geometria di una rete di possibilità, la quale viene a costituire uno "spazio" aperto, anche se geometricamente definito, in cui si accampa un ordine di percorsi multipli nella trazione in tensione delle molle d'acciaio che, nella limpidezza della pittura, fanno trasparire una luce metallica e fredda come a richiamare storie e viaggi lontani. Anzi, attraverso le sghembe traiettorie degli" uncini" metallici, percorsi da un'arcana sospensione, traspare un fondo come rapporto di sintesi instabile con la descrittività del design geometrico delle reti, quasi a creare uno spazio 'di sottrazioni sull'esercizio dell'analisi del segno. E ciò serve a Grandinetti a stabilire una progressiva rarefazione del discorso che lo porta, pur nella pregnanza della visibilità dell'oggetto descritto, ad una ricerca analitica del linguaggio dell'arte nell'ambito del clima contraddittorio dell'astrattismo. Ma quello dell'artista calabrese è un’astrattismo, caratterizzato da successioni e accumulazioni di segni, che varia e si muove in un presente inquieto, come inquietanti sono le sue rappresentazioni strutturali. Anzi i suoi “nodi" e "intrecci" divengono, proprio in virtù di una continua sottrazione, una assorta immagine del nostro futuro, un'ironia enigmatica sulle prospettive del nostro domani. E sembra quasi che le reti argomentino nella chiara freddezza rarefatta del colore i "frammenti" di un mondo non altrimenti raffigurabile, in cui i ricordi" rinascono come irraggiamenti d'essere più che come disegni congelati" (Bachelard). In questo teatro, dominato dalle tonalità "fredde" della malinconia che si distende come per nutrirsi di una oggettività conquistata e per indicare l'orizzonte in cui -ancora si muovono le leggende della età della vita, vivono delle situazioni prive di avvenimenti ma cariche di allarmanti richiami esistenziali per cui il nostro immediato passato riscopre le memorie storiche, attraverso una réverie che è, insieme, "frontiera" di speranza e memoria silenziosa sui confini della nostra attuale esistenza.

Napoli 23 Aprile 1982

Gerardo Pedicini



Il linguaggio di Claudio Grandinetti si iscrive rigorosamente nel codice di un'assoluta attualità.
Al centro dell'osservazione si colloca il mondo, non quale potrebbe o potrà essere, né quale fu, almeno nel retino dell'utopia del rinverginamento delle origini, ma quale semplicemente, spietatamente, è: nella sua organizzazione economico-sociale e nelle reti di rispecchiamento e di interazione sovrastrutturale.
E' come se fosse stata celebrata e ratificata per sempre la causa di divorzio tra le prospettazioni chiliastiche di Gioacchino da Fiore, di Tommaso Moro, di Campanella e la dimensione geometrica, metal­licamenteperentoria, di una modernità senza scampo, fatale come l'«ananche» dei Greci, che fa pagare a figli e nipoti innocenti le colpe dei padri e degli avi. 
Si tratta di una modernità che ha superato tutti i punti di non ritorno verso antiche o future probabilità bucoliche e/o arcadiche: essa piuttosto si identifica con la legge .di un'oggettività totale, da cui è stata cancellata definitivamente ogni improntitudine dell'Io.
L'analisi della sparizione del soggetto è condotta senza concessioni a fabulazioni di sorta: essa procede col centimetro alla mano e secondo accertamenti di rifrazioni o di precipitazioni, chimiche. Ganci, fibre, fasce sono tenuti sotto osservazione, entro qualunque cornice,
contro qualunque sfondo di colore, nell'impatto di qualunque atmosfera, soltanto per le possibilità dialettiche di tensione o meccaniche di peso e accavallamento.
Alla fantasia non è concesso spazio operativo; essa risulta non più che uno strumento antiquato e inadeguato all'indagine della realtà. Programmaticamente, quindi, è lasciata trai ferri vecchi. .
Ma la sottoscrizione dell'illibertà non si adegua affatto ad appiattimento o azzeramento dell'avventura conoscitiva, se appunto l'analisi, come accade in Grandinetti, attiva nelle misurazioni geometriche valenze «altre» e imprevedibili di suggerimenti sociologici e insieme esistenziali, disegnativi e pittorici, descrittivi e narrativi. .
Così si apre la porta alla metafora, cioè alla possibilità di fare poesia.

Napoli 14 giugno 1982
Ugo Piscopo


MESSAGGERO VENETO Domenica 15 Gennaio 1984

PITTURA-DENUNCIA DI GRANDINETTI

Pittura di denuncia quella di Grandinetti, che espone alla Roggia. Un mondo fatto di tubi,di rondelle, di diaccia luce in geometrica composizione, che testimoniano un traguardo della civiltà industriale e il parallelo “ingraticciarsi" dello spirito umano.
Si è parlato di astrattismo nella pittura di Grandinetti; noi amiamo sottolineare piuttosto la nomenclatura simbolica, attingibile, senza inventate alchimie, proprie di tanti critici contemporanei, che per ogni artista che si presenta rifondano un vocabolario inaccessibile..
La pittura di Grandinetti,che si avvale dell'effetto luce, di spinte animate lamellari, è avvedutamente povera di fantasia, perché in situazioni di rigetto, dove difficilmente è rintracciabile la venatura poetica, ma piuttosto il farsi prosaico di un'umanità che ha perduto il passo storico.

Ugo Perniola


IL PICCOLO Lunedì 16 Gennaio 1984

GEOMETRISMO DI GRANDINETTI

La galleria d'arte "La Roggia" propone nella prima mostra del 1984, aperta fino al 27 gennaio, un giovane artista calabrese, Claudio Grandinetti con una sua personale e lirica interpretazione del geometrismo.
Nelle sue tele, infatti, gli elementi di assoluta predominanza, sono, per un verso, le tensioni di forza delle linee geometriche composte in angoli, archi e composizioni lineari, e, per altro verso, la delicata composizione cromatica giocata sulle tonalità descrescenti di alcune fondamentali qualità del colore.
Partendo dal dato astratto di linee di forza che si incontrano e si compongono, il suo reticolato si dilata in forme simili, analoghe o parallele, per scomporsi all'improvviso in una tensione eccentrica che sposta le linee di forza e realizzarsi in uno spazio plastico diverso.
Le sue opere appaiono plasticamente realizzate come spazi individuati e cromaticamente rifiniti;nella serialità, poi, delle composizioni viste nell'insieme che emerge dalla mostra complessiva, risultano frammenti di area spazialità in una campitura più vasta nella quale anche l'ambiente partecipa e dialoga.
L'intento specifico di collocazione appare evidente in quelle composizioni multiple in cui la riquadratura della tela e la diversità di soluzione per ciascuno spazio assicura più immediatamente questa volontà di lettura, più che di un particolare, della realtà complessiva in cui le opere si immergono.

Enzo Di Grazia



Domenica 22 Gennaio 1984

Nella galleria La Roggia è allestita, fino al 27 gennaio una rassegna di Claudio Grandinetti.
Le opere esposte rappresentano maglie metalliche variamente disposte tra di loro, e comunque sempre poste in situazioni di tensioni fisica.
Il recupero in un'ottica" concettuale dell'elemento metallico per la creazione di un rapporto di forme e di un'alternanza di situazioni cromatiche, induce a una inquietante ed ironica riflessione sul nostro presente e futuro.
Interessante è il gioco ambiguo che Grandinetti stabilisce tra le maglie metalliche, definite con un puntiglioso realismo, e gli sfondi che di contro sono costituiti da artificiose e immaginarie stesure di colore.

Adalberto Leandrin


Riflessioni sulle "CASSETTE LUDICHE" di Claudio Grandinetti

di Maurizio Vitiello

..........Ho conosciuto Claudio Grandinetti ed altri amici-pittori e galleristi calabresi nei primi anni Ottanta a Bari, che presentava negli ampi spazi della "Fiera del Levante" le migliori edizioni dell'"Expo Arte", manifestazione che riusciva a raccogliere il meglio dell'offerta artistica italiana, del Nord, del Centro e del Sud, comprese le Isole, e, per alcuni tratti, anche quella europea.
..........Dopo anni di oblio e di stasi l'Expo Arte" ha ripreso, ma non con la tenuta di quel periodo, dove convergevano istanze giovanili, fresche emergenze e stabili storicizzazioni.
..........Oggi l'"Arte Fiera" di Bologna ed altre rassegne d'arte contemporanea ben organizzate in Italia ed all'estero detengono il primato del successo.
..........Attualmente l'"Expo Arte" di Bari naviga, ma non veleggia e non riesce a sfondare mercantilmente sul Levante, anche perché i paesi dell'altro versante marittimo, che si affacciano in su e in giù, non esercitano attenzione sulle arti visive contemporanee, e sappiamo bene che vari e difficili problemi affliggono le nazioni dell'altra sponda, escluse quelle popolazioni che non risentono di motivi di sopravvivenza.
..........Claudio Grandinetti ha fatto molta strada e si è dedicato anche al mondo del computer e da web master imposta pagine sull'arte.
..........L'ultima sua produzione merita particolari valutazioni critiche, perché risulta d'indubbia incidenza e valenza segnica e di  sperimentata e forte caratura ludica.
..........Se prendiamo in considerazione i lavori "Cassetta della vita", "Ruba cuori", "Angeli e Arcangeli" (1996), "Ricordi e ricorsi", "L'Italia piange", "Files" (1997) "Mare nero", "Ghiaccioli", "Neo" (1998), "La luce è buio e la notte ha occhi acuti", "Dolci occhi di fulmine", "Donna sole", "Sole" (1999), "Arte è gioco, gioco è arte", "Teatro", "Facce di marmo", "Cuori", "La bestia sono io" (2000) ci possiamo rendere conto che l'artista ha operato in maniera agile, contrappuntando le sue opere di segni, segnali e segnacoli eminentemente contemporanei, non dimenticando, però, di manipolare citazioni e di percorrere attraversamenti, dopo aver infilato, da par suo, logiche affabulanti e vari codici linguistici.
..........Claudio Grandinetti scrivendo sulle sue opere, in una lettera inedita, a me indirizzata, dichiara che: "Non sono esclusivamente pop io credo, e come certo scoprirai, hanno anche influenze di arte povera, computer art, poesia visiva e di craking art (la plastica è presente)."
..........Concordiamo su questo profilo di segnalazioni agganciate all'arte a cavallo dei secoli XX e XXI.
..........Le opere di Claudio Grandinetti raccolgono suggestioni di un'epoca, indicativi raggi creativi ed ispirazioni.
..........Gettonano, quindi, spie di riferimento e captano e rimandano tutti quegli esiti modernissimi che si svilupparono per abbattere tradizioni consolidate.
..........Claudio Grandinetti imposta, con piglio deciso e con palpitante versatilità, una messe culturale, che distribuisce con elegante ironia e con disinibita partecipazione emotiva, senza mai farsi prendere la mano da forzature segnaletiche, ma ben integrando nelle sue cassette in legno con sculture di gesso e plastica, e, talvolta, con laser color e tela, umori passati ed effervescenze correnti.
..........Abbinamenti giocosi, comparazioni avvedute, selezioni idonee, collezioni sveglie, similitudini spiritose s'incasellano e palpitano negli scomparti delle "cassette ludiche".
..........In un gioco sottile di scambi e di abbracci segnici viene fuori e s'impianta una geografia umana, che determina un casellario inventariale di vite, giocato con arte, dai tratti singolari.
..........Si possono, però, riscontrare contaminazioni e contatti con le opere di Lucio del Pezzo ed aderenze ed adesioni con i ragguagli offerte dalle opere di Bruno Donzelli, tanto per fare due nomi conosciuti, che riscuotono una giusta notorietà, entrambi d'origine campana.
..........Claudio Grandinetti sembra non dimenticare in note e in postille, sostenute da continui spostamenti di codici e di cifre stilistiche, immagini e soluzioni fissate e determinate da altri artisti italiani e stranieri.
..........L'artista calabrese non dimentica di sottolineare emblematici richiami, che più volte si sono susseguiti nell'arco degli ultimi cinquant'anni.
..........Con la sua perlustrazione visiva coglie da "fiore a fiore".
..........Claudio Grandinetti non ignora il passato, anzi lo soppesa, lo esamina, lo vaglia con estrema oculatezza e lo ripropone anche attraverso gli esiti conosciuti attraverso altri operatori, e,  quindi, ne coglie le sedimentazioni e le plusvalenze visive.
..........Ogni lavoro per Claudio Grandinetti è occasione di meditazione e di rilancio, ma anche di elaborazione per connettere il futuro al presente e al mai dimenticato passato recente.
..........Con il ' 68 si affermò la linea che voleva "l'immaginazione al potere", ma ancor di più si sarebbero potuti affermare nuovi orizzonti del desiderio di libertà, aprendo meglio le frontiere infinite del "potere dell'immaginazione".
..........Le opere di Claudio Grandinetti ci fanno pensare a climi che hanno rivoluzionato il modo di pensare la nostra vita, di concepire un nuovo assetto morale e di regolare dispositivi ed idee che facessero girare il mondo su scivoli d'equità per un benessere collettivo.
..........Resta molto di quel periodo, ma molto resta ancora da fare.
..........Il mondo non si ferma e non possiamo certo fermarci noi.
..........Il mondo si trasforma sempre, e sempre sarà in trasformazione, a prescindere dalle guerre di classe e di religione, ed insegue la notte con il computer che serve "internet" ed il giorno per incontrare il calore del sole e la mano del vicino.
..........Claudio Grandinetti libera problematiche ed insegue quesiti per sciogliere interrogativi con accattivanti motivazioni.
..........Semina pregiudiziali sostanziali per enucleare e per sviscerare altre soglie.
..........In conclusione, Claudio Grandinetti ama seguire sentieri contemporanei, con indubbio gusto giovane, tra saggi ricorsi ed argute prove d'autore. 
                                 
16 Novembre 2000




..........Presente in Internet in più di settanta siti d'arte, Claudio Grandinetti espone dal 1975 con oltre trenta presenze in mostre collettive, personali e concorsi d'arte.
Si tratta di un artista versatile che unisce pittura, scultura, illustrazione e grafica (essendo anche un ottimo web-master e creatore di pagine web).
Infatti l'immaginario visivo di questo artista cosentino è di straordinaria fecondità ed ampiezza.
Pur elaborando opere in formato tableau, i suoi lavori sono un compendio di tecniche e risorse plastiche: realizzati con tecniche miste, con inserti in gesso e plastica, con stampe laser - nonché pittura - i quadri dell'artista aprono al fruitore tutte una serie di "finestre", di "interfacce" immaginifiche ed immaginarie che, come in un infinito gioco di specchi, alla stregua di innumerevoli scatole cinesi, percorrono il modernismo ed inglobano tutta una serie di situazioni di avanguardie artistiche.
L'impatto ludico, fantasioso, l'approccio anche didattico dei soggetti proposti da Grandinetti, testimoniano una fertile vena affabulatrice, rappresentata da dipinti tridimensionali, da "pittosculture" in cui la materia è colore e viceversa.
Numerose possono essere le citazioni evocate e suggerite dall'autore: all'occhio esperto non può sfuggire l'ammiccamento al Neo-Dada, alla Pop Art e all'Arte Concettuale, in un percorso che va dai Ready Made di Duchamp, o i Cadeau di Man Ray ai giocattoli metafisici di Savinio, dagli assemblages di Rauschemberg alle ripetizioni seriali di Warhol agli innesti d Wasselmann, alle sculture provocatorie e ludiche di Oldemburg, fino arrivare al Nouveau Réalisme di Saint-Phalle, ai nostrani Nespolo, Del Pezzo o al concettualismo testuale di un Alighiero Boetti (numerosi sono infatti le opere in cui la scritta "Grandinetti" è intassellata come "Alighiero&Boetti".
Un ricco repertorio di immagini e idee rende le opere di Claudio Grandinetti sempre diverse allo sguardo, in cui ogni particolare appare sempre nuovo e inusitato, forse perché l'ultima volta che l'abbiamo guardato ci era sfuggito.
                                                                                                                                                                
Dario Salani


Claudio Grandinetti, de la esculto-pintura al mail-art


Claudio Grandinetti trabaja en esculto-pintura, a modo de montajes escultóricos con componentes de collage y pictóricos. También en la disciplina del Mail-Art, en la que está representado en diversos museos de diferentes países del mundo.
Su creación, en líneas generales, posee componentes plásticos, de gran agilidad estética, con derivaciones e influencias propias del arte povera, aunque dándoles un sentido muy distinto y reafirmando los aspectos más lúdicos de los elementos encontrados.
Asimismo se constatan ciertas concomitancias con la poesía visual, aspectos de tratamiento técnico derivados del net-art y también ‘liassons’ propias de una obra comprometida a nivel conceptual con el arte de reminiscencias sociales.
‘Felix’, obra realizada en 1999, de unas medidas estimadas de 20x100 cm., se inscribe en su discurso social ácido e irónico, en la que se contempla la evolución del personaje  a partir de un punto de vista lúdico e inocente, hasta que deriva  en un ser absolutamente desquiciado,   influido por lo externo, volviéndose psicodélico pero perdido en su viaje a la nada.
En ‘Cuori’, montaje escultórico, con elementos y objetos que giran en torno al corazón, presentado de todas las formas posibles: corazones dibujados, corazones a modo de collages, otros escultóricos; o bien dorados y brillantes, monocromos, rosas y rojos refulgentes. Estamos en el año 2002.
‘Cuori’, con unas medidas de 28x153 cm., es una esculto-pintura alargada, fragmentada en un todo. Además, sigue la línea de compartimentos en los que en cada uno hay una historia distinta pero dentro de una misma temática unificadora que le caracteriza en los últimos años.
Cada obra es una serie de ellas y comienza y acaba en sí misma.
En ‘La bestia sono io’, de 36X63 cm., del 2000, vuelve a la obra social, ácida, irónica, autoreflexiva.
A menudo Claudio Grandinetti emplea su rostro para cuestionar  a la propia sociedad. Es una posición singular, en la que todo posee un ordenamiento de concepto. Y  trabaja de esta forma porque se interroga constantemente en los medios para transformar los resultados formales en imágenes adecuadas a sus ideas.
De 2002, aunque, esta vez no es esculto-pintura, sino Mail Art, destacaría la obra titulada ‘La bestia è viva’. En ella muestra una cara de mono, con turbante, Afganistán en el norte, Irak en el subconsciente, ironía de lo absurdo en la fermentación de las ideas que se nutren de ellas mismas.
‘La bestia è viva’ es la expresión de lo inolvidable por trasnochado, pero también es un aviso de lo que va a pasar por haber sido mantenido fuera del espacio-tiempo. Esta obra después entra a formar parte de la  interesante propuesta de Mail Art Projet de’ East-west’, del 2003, encontrándose en la actualidad en el Museum of Art Satu-Mare de Rumanía.
En la creación de Mail Art es mucho más fresco y divertido. No posee la carga de elementos y de conceptos teóricos que se encuentran implicados en su esculto-pintura; pero, en realidad, se nutre de una sugerencia continua, de una efervescencia de lo habitual en él, para cuestionarse todo, incluido su propio yo.
Rebelde, irónico, personalista, Claudio Grandinetti es un creador que se interroga una y otra vez en la misma pregunta, en la necesidad de expresarse con sobriedad pero dentro de un recurso plástico realmente estético, para ser coherente con él mismo.
No renuncia a una cierta plástica estética porque no posee intención de transformar, sino de verificar y constatar el cúmulo de situaciones y el tránsito de ideas que provocan el enfrentamiento y el progreso, la lucha y las debilidades por las que el mundo se define hoy.
Es un creador que indaga en la pura estética, en el alto componente plástico.
Se nutre de las facilidades que les dan a los creadores que piensan a partir de conceptos generados a partir de la propia poesía visual.
Su arte es un arte de imágenes, imágenes que se vuelven conceptos. Asimismo, estos conceptos, son ideas, inspiraciones, que, convenientemente trabajados, los dota de formas. A continuación los desarrolla para que tengan coherencia e ideario suficiente como para ser autónomas con respecto a su propio creador.
Instigador de la imagen; ferviente recurrente de flaches que se definen por sí mismos.
Forjador de instantes que se vanaglorian de unas virtudes que son singularizadas.
Dominador de colores que definen momentos y tempos sutiles en un intento de engrandecer lo discreto.
Mago suministrador de escenas que se sumergen en el marasmo de los enfrentamientos ópticos para generar una multidisciplinariedad y una interdisciplinareidad de técnicas y especialidades.
Este sincretismo arrollador, ferviente y nervioso; esta actitud de aglutinar para formar nuevas percepciones plásticas dotadas de personalidad innovadora es el que produce que su obra sea universal, con la ventaja de que el producto final resultante es bello, pero no dócil.

Joan Lluís Montané

De la Asociación Internacional de Críticos de Arte



Claudio Grandinetti, dalla sculto-pittura alla mail-art

Claudio Grandinetti lavora in sculto-pittura, elaborando delle composizioni scultorie con componenti di collage e pittura. Anche nella disciplina della Mail-Art, con la quale è rappresentato in diversi musei del mondo.
La sua creazione, in linee generali, possiede componenti plastici di grande agilità estetica con derivazioni e influenze proprie dell’arte povera, dandogli però un senso molto diverso e riaffermando gli aspetti più ludici degli elementi presenti.
Allo stesso modo si costatano certe concomitanze con la poesia visiva, aspetti di trattamento tecnico derivati dalla net-art e anche "liassons" proprie di un opera compromessa a livello concettuale con l’arte di reminiscenze sociali.
"Felix", opera realizzata nel 1999, di 20 x 100 cm di misura, si iscrive nel discorso sociale acido ed ironico, ci offre l’evoluzione del personaggio partendo da una prospettiva ludica e innocente fino ad arrivare ad un essere assolutamente sconvolto, influenzato dall’aspetto esterno, diventando psichedelico ma perso nel suo viaggio verso il nulla.
In "Cuori", composizione scultorea con elementi e oggetti che girano intorno al cuore, presentato in tutte le forme possibili: cuori disegnati, cuori a mò di collage, altri scultorei o dorati e brillanti, monocromi, di color rosa e rosso accesso. Siamo nel 2002.
"Cuori", di 28 x 153 cm di grandezza è una sculto-pittura allungata, frammentata in un tutto. Inoltre, segue la linea di scomparti in ciascuno dei quali c’è una storia distinta che segue però la stessa tematica unificatrice che caratterizza l’opera di Grandinetti negli ultimi anni.
Ciascuna opera è una serie di opere e comincia e finisce in sé stessa.
In "La bestia sono io", di dimensioni 36 x 63 cm, del 2000, ritorna l’opera sociale, acida, ironica, autoriflessiva.
Spesso Claudio Grandinetti impiega il suo operato per porre questioni alla propria società. E’ una posizione singolare nella quale tutto possiede un ordine concettuale. E lavora così perché si interroga costantemente sui mezzi per trasformare i risultati formali in immagini adatte alle sue idee.
Dal 2002, anche se questa volta non si tratta di sculto-pittura ma di Mail-Art, segnalerei l’opera intitolata "La bestia è viva". In essa mostra una faccia di scimmia, con turbante, Afganistan a nord, Irak nel subconscio, ironia dell’assurdo nel fermento delle idee che si nutrono di loro stesse.
"La bestia è viva" è l’espressione dell’indimenticabile in quanto vissuto ma anche un avvertimento di quello che succederà per essere stato tenuto al di fuori dello spazio-tempo. Quest’opera poi entra a far parte dell’interessante proposta di Mail-Art Project di East-west", del 2003, e si trova attualmente nel Museum of Art Satu-Mare in Romania.
Nelle sue creazioni di Mail-Art è molto più fresco e divertente. Non possiede la carica di elementi e di concetti teorici che si trovano implicati nella sua sculto-pittura; ma, in realtà, si nutre di un suggerimento continuo, di un’effervescenza dell’abitudine in lui, per mettere tutto in discussione, compreso il proprio io.
Ribelle, ironico, personalista, Claudio Grandinetti è un creatore che si ripete la stessa domanda, nel bisogno di esprimersi con sobrietà ma all’interno di una risorsa plastica veramente estetica, per essere coerente con sé stesso.
Non rinuncia ad una certa plasticità estetica perché non intende trasformare ma verificare, costatare il cumulo di situazioni ed il transito di idee che provocano lo scontro ed il progresso, la lotta e le debolezze attraverso le quali il mondo si definisce oggi.
E’ un creatore che indaga nella pura estetica, nell’elevata componente plastica.
Si nutre delle facilitazioni che vengono date ai creatori che pensano partendo da concetti generati dalla propria poesia visiva. La sua arte è un’arte di immagini, immagini che diventano concetti. Allo stesso modo, questi concetti sono idee, ispirazioni che sapientemente lavorati, prendono forma. In seguito, li sviluppa di modo che abbiano coerenza idealità sufficienti da essere autonomi rispetto al loro proprio creatore.
Istigatore dell’immagine; fervente utente di flash che si definiscono da sé.
Forgiatore di attimi che si vantano di virtù che sono singolarizzate.
Dominatore di colori che definiscono momenti e tempi sottili nell’intento di innalzare la discrezione.
Mago fornitore di scene che si sommergono nel marasma degli scontri ottici per ingenerare una multidisciplina ed una interdisciplina di tecniche e specialità.
Questo sincretismo invadente, fervente e nervoso, questa attitudine di agglomerare per formare nuove percezioni plastiche dotate di personalità innovatrice fanno che la sua opera sia universale, con il vantaggio che il prodotto finale sia bello ma non docile.
 
Joan Luís Montané
Associazione Internazionale di Critici d’Arte

Traduzione dallo spagnolo in italiano di Carmen Velazquez





Sensazioni a distanza
di Giancarlo Da Lio

Da qualche tempo mi sono convertito a internet anche se il mio istinto è quello di voler visitare sempre dal vivo le opere degli artisti.
Troppo spesso la carta patinata rende più belle le opere e troppi professionisti lavorano soltanto sulle riproduzioni.
Troppo limitante e negativo per un vero artista.
Nel caso di Claudio Grandinetti è come il profumo di un vino che è sufficiente per averne un’idea precisa. Claudio Grandinetti è un artista multimediale figlio di una terra sempre piena di sorprese e linfa vitale per la metropoli.
I temi, i colori, la composizione ci ricordano come la pittura sia ancora vitale.
Si ha la netta impressione che è ancora possibile parlare di pittura.
Non è un insulto.
Le sue opere della fine degli anni novanta prediligono il supporto a forma di quadrato e ti danno la sensazione che anche l’aspetto scientifico sia un atto artistico.
Per Claudio Grandinetti non c’è separazione tra i generi e la multimedialità viene espressa anche attraverso la mail art di cui nella sezione extra 50 della Biennale di Venezia c’è una forte componente. Ma il colore, il calore del Mediterraneo prevale in tutta la sua opera che risulta espressiva e gioiosa. L’aspetto ludico è sempre presente in un vero artista, un aspetto che ci aiuta a superare la drammaticità del quotidiano.

Venezia 15 Giugno 2003
Nel giorno d’apertura della 50 Biennale




La  Cultura della Pace
di
Claudio Grandinetti

     Che cosa ci insegna la storia? Forse a
vedere soltanto tragicamente a chi sa
vedere il ripetersi con un effetto
fotocopia senza poter far nulla. E’
questo il grido di dolore che si leva da
Claudio Grandinetti sia con l’opera sia
con il verso. Ci ricorda dolorosamente
un evento che ha cambiato la nostra
Vita almeno per un attimo e soprattutto
con l’evidenziare un cittadino a cui
sono stati cuciti occhi e bocca. Molto
spesso è uno sbandierare una
falsa libertà, una falsa democrazia.
Siamo su una strada a senso unico!
Soltanto una cultura di pace, vera
pace, può salvarci.

Giancarlo Da Lio


 

INVADERE … CLAUDIO GRANDINETTI


E’ facile percepire l’intelligenza e  la generosità  in Claudio. Facile per chi altrettanto ha cavalcato questa strada che molte volte si è mostrata matrigna nei nostri confronti. Ma tutto questo non ci spaventa e non ci fa dimenticare il nostro amore per l’arte e la cultura. Il tutto è percepito come una infezione di cui non riusciamo a liberarcene completamente e che riprende vigorosamente con l’incontrare situazioni significanti. In questo, caro Claudio, siamo simili, apparteniamo allo stesso insieme. Con orgoglio. Lasciami questo peccato che non considero tale dopo aver incontrato tanta superficialità e piccoli, piccolissimi interessi che fanno perdere il significato dell’infinito. Ti immagino al lavoro e ti auguro di non essere invaso dalla mediocrità regina del nostro tempo in cui ci si accontenta della lode prezzolata o da chi pensa solo di ottenere i suoi piccoli interessi. Ma andiamo avanti e comunichiamo con il mondo.. un mondo, il nostro, che non finisce dopo i confini del paese. Non abbiamo paura di superare le antiche colonne d’Ercole, ne siamo orgogliosi.

Venezia 2051 
Giancarlo  Da Lio



Claudio Grandinetti
PENSARE STANCA

Le teste vuote. Un modo grazioso per
sottolineare un problema del nostro tempo. Ma
ci sono sempre state! La madre dei... è sempre
incinta recita un vecchio adagio. Ma nel nostro
tempo questo credo è stato elevato con
raffinatezze di venditori professionisti all'altare
della scientificità. Un sistema che svuota, che
succhia i cervelli come il contenuto di una
lattina da parte di un assetato. La testa vuota è
un prodotto grazioso, ben definito, dalla forma
accattivante, sa di alluminio, di plastica, di
qualcosa che è stato prodotto artificiosamente.
Di un qualcosa che ha riempito le nostre vite
sino alla nausea. Un monumento all'estetica del
vuoto, del non pensare... un monumento
evidenziato da Claudio Grandinetti per farci
pensare. Il Pensare è l'essenza della vita
umana...per qualcuno.

Giancarlo Da Lio



Per Sottile Invasione di Claudio Grandinetti 
E’ una questione mentale. L’uomo nero che c’è in ognuno di noi è solo un aspetto psicologico. Lo stereotipo ha cause, origini ben precise e il suo percorso di rafforzamento è gestito più o meno rozzamente da persone che fanno gli  interessi di pochi. Un’opera che denota in Claudio  sensibilità, intelligenza e non coinvolgimento in forme di omogeneizzazione al ribasso. Moda assai diffusa dalla regia del grande fratello.

Giancarlo Da Lio



Arte è Gioco, Gioco è Arte!

Così Claudio titola un proprio lavoro.
Ed è questa in sintesi la teoria che egli sviluppa attraverso piccoli segni, tracce ordinatamente in fila in precisi riquadri geometrici che descrivono una storia, o forse, un capitolo di un’infinita storia che trae origine dalle proprie esperienze personali, dai propri ricordi.

Gli elementi che utilizza sono molteplici; un caleidoscopico modo colorato che rimanda a sperimentate formule tratte dalla Pop Art americana con, in più, lo spirito “latino” che miscela con ludica perizia tratti mostruosamente drammatici (come in “La bestia sono io”) ed esplosioni cromatiche di grande potenza evocativa come “Files”.

Claudio appartiene poi a quegli spiriti inquieti che non oziano cullati dalla consapevolezza delle proprie qualità artistiche, ma si impegnano attivamente su vari fronti.
Il mondo digitale lo interessa e lo impegna nella realizzazione di coinvolgenti siti in rete, così come la rete dell’Arte Postale ( di cui non posso esimermi di parlare visti i miei trascorsi ormai quasi trentennali) lo ha avvolto stimolando in lui un’attività appassionata e prolifica all’interno di questo Network mondiale che probabilmente è la più grande opera d’arte del mondo!

Ruggero Maggi


Claudio Grandinetti, la forza espressiva dell’arte.

L’arte come gioco, ricerca continua, esplorazione perpetua, penetrante analisi della realtà.

Claudio Grandinetti rielabora nelle sue opere l’idea basilare delle avanguardie nate a partire dai primi anni del ‘900: l’arte che scardina i principi della realtà con la potenza di un uragano, che spazza via i vecchi valori creandone nuovi totalmente ‘altri’ e che critica in maniera assolutamente dissacrante la realtà contemporanea.

Le opere di Grandinetti sono un’esplosione di colori, un rombo di rimandi che echeggia nel reale scuotendo la nostra percezione della realtà circostante.

L’influsso della ‘Pop art’ americana appare lampante, così come la condivisione del nuovo concetto di ‘Arte’, così lontano dalla tradizione e dagli ambienti istituzionali, che scosse violentemente l’entourage artistico verso la metà del secolo scorso.

Tutta la sconfinata produzione artistica di Grandinetti e in modo particolare le ‘casette ludiche’, sono dei veri e propri concentrati di realtà, degli immensi raccoglitori di oggetti comuni che nella loro ‘ metamorfosi artistica ’ acquistano significati, valenze e valori diversi.

L’artista ci comunica idee, condivide sensazioni e passioni, sussurra giudizi e condanne, usando quelle forme del reale tanto comuni, alle quali siamo così assuefatti da notare immediatamente  la loro nuova valenza espressiva acquisita durante la trasformazione.
In ‘Arte è Gioco e Gioco è Arte’, un comune mazzo di carte e un’ordinaria pedina della dama si fanno portatori di un programma artistico e incarnando le  intenzioni dell’autore,
diventano i simboli di una specifica concezione artistica.

Gli oggetti incasellati nelle ‘casette ludiche’, apparentemente statici e immobili, acquistano paradossalmente una stupefacente carica esplosiva, trasformandosi in potenti veicolatori di significati e significanti. Come dei veri e propri mutanti, come i personaggi con una doppia identità, queste elaborazioni di pensiero in essere, rimandano ad un’altra dimensione.
Le tecniche del collage e delle applicazioni, realizzano pienamente quella commistione voluta tra realtà e irrealtà, di detto e immaginato, provocando nello spettatore un vero e proprio turbinio di pensieri, idee recondite, ricordi e sensazioni.

Lara Pippucci


Profondamente
Mostra dedicata a Sigmund Freud a cura di Mimma Pasqua.
Aprile 2007 Biblioteca Dergano Bovisa (MI)

Claudio Grandinetti

EX / 2007 / Cassetta di legno con oggetti 30x30

Rilievi della mente, ricordi infantili di ex voto, raccolti in una piccola scatola, icona domestica e ludica. Le scatole della memoria sono fatte di oggetti dalle evidenti connotazioni affettive che li rendono significanti. È sicuramente una ricerca che si rifà a suggestioni dadaiste e al Nouveau Realisme. Niente di nuovo sotto il sole dell’arte d’oggi, ma le variazioni su tema annunciano un percorso con tracce di originalità, di recupero delle tradizioni e della simbologia del quotidiano.
Milano aprile 2007

Mimma Pasqua



 
 
Claudio Grandinetti, un artista poliedrico e il suo tempo
 
IL GUARDIANO DELL’ARTE  
A Cosenza la Mail Art, un patrimonio inestimabile composto da più di mille opere
 
Claudio Grandinetti, artista poliedrico proponente a Cosenza della Mail Art, è custode di un patrimonio artistico del valore inestimabile conservato tra gli scaffali del suo studio composto da più di mille opere d’arte di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo Claudio Grandinetti, uno dei maggiori mail artists internazionali, nasce il 27 Aprile del 1952 a Cosenza. Già da giovanissimo partecipa a mostre esponendo le sue opere. Su consiglio del professore Lupinacci, dal Liceo Artistico si iscrive al Liceo Artistico di Cosenza. Per alcuni anni insegna arte nelle scuole medie finché decide di trasferirsi a Milano dove lavora come pittore, scultore e web designer. Ma l’amore per la donna che successivamente sposerà lo riporta alla sua città natale, Cosenza, dove attualmente vive e lavora. Già dagli anni ’70 e ’80 la forza espressiva di Claudio Grandinetti è presente nelle raffigurazioni pittoriche con la realizzazione di oli su tela intitolati “I disegni impossibili”: tubi assemblaggi geometrici in apparente immobilità, fibre al microscopio, forme spaziali gigantesche estrapolate per essere racchiuse dentro lo spazio dell’irriconoscibilità, oggetti della quotidianità che Grandinetti ruba per consacrarli all’altare muto dei mostri della coscienza occidentale.
Sono chiamati disegni impossibili – dichiara l’artista – perché sono disegni concentrici con geometrie che nella realtà è impossibile fare coesistere. Inoltre molte immagini rappresentano movimenti impossibili che non esistono, che solo l’arte e il disegno possono rappresentare.”
Ma è proprio nel ventennio in cui, con “I disegni Impossibili”, la critica lo assurge ad astrattista surreale dei segni post-industriali che in Claudio Grandinetti si compie una nuova e magistrale metamorfosi espressiva. Con l’elaborazione di opere sculto-pittoriche nominate “Cassette Ludiche” si consacra, anche a livello mondiale, il carattere sfuggente e irrequieto del genio artistico di Claudio Grandinetti. Le “Cassette Ludiche” comprendono le opere di Claudio Grandinetti dalla fine degli anni ’80 ad oggi. Realizzate unendo tecniche pittoriche, sculture in gesso plastica o legno, stampe laser, illustrazioni e grafica. Ciascuna teca lignea si compone di finestre, una affiancata all’altra, al cui interno, compaiono piccoli enigmi che l’artista compone sapientemente richiudendovi oggetti e personaggi, come reminescenze, appartenenti al mondo tanto favoleggiante quanto patinato e plastico di un’infanzia disneyana apparentemente scanzonata e innocente. Oggetti che rappresentano la contaminazione del concetto astratto dall’oggetto fabbricato, effimero e minimizzante. Così è, ad esempio, per il concetto di amore rappresentato in Cuori del 2002 i cuori e cuoricini brillanti, monocromi, piattobombati, appesi come ciondoli, rossi o dorati, in legno o di ferro, lucidi o merlettati sono separati in scomparti distinti che seguono però una stessa tematica unificatrice.
Ma è grazie al movimento dell’Arte Postale, al quale Claudio Grandinetti aderisce nel 2002 con l’opera “La bestia è viva”, che diventa archivista di più di mille opere d’arte di artisti internazionali, ordinate tra gli scaffali del suo studio a Cosenza.
“L’arte postale nasce come dono. Si sceglie un tema e una volta realizzate le opere d’arte, esse diventano oggetto di scambio tra gli artisti che partecipano. Ad esempio per la morte di Enrico Baj con alcuni artisti internazionali abbiamo voluto realizzare una serie di opere in suo onore. La genialità della mail art è che l’opera d’arte diventa un veicolo immediato che non può essere venduto. Delle opere realizzate se ne creano delle copie rigorosamente numerate che l’artista decide di inviare ad amici, a conoscenti, ma anche a persone che non conosce o a uomini della politica”. Dal 2002 ad oggi l’archivio personale di Claudio Grandinetti comprende più di mille opere, spedite da un centinaio di artisti provenienti da tutto il mondo: Cristo e Jeanne Claude, Lovercraft, Hugo Navarro. E ancora: Jimenez, Iacomucci, Lacroix, Montoya, Nakamura, Maggi, Ferrando, De Gaudenzi, Alinari.
Moltissimi artisti - afferma l’artista – mi inviano opere semplicemente perché vogliono far parte del mio archivio. E’ stato il caso di un artista iracheno che dopo il terzo tentativo, è riuscito finalmente a farmi arrivare la sua opera d’arte. Ci sono opere che provengono dalla Francia dal Giappone dall’America, dall’Argentina, dalla Spagna, da luoghi del mondo che non immaginavo neanche. Sono doni che mi hanno commosso. E molti degli artisti a cui io stesso invio in dono le mie opere, pur non avendoli mai visti, li reputo miei amici”:
Di fronte all’inestimabile patrimonio custodito da Claudio Grandinetti tra gli scaffali del suo studio non ci si può non domandare a chi andranno un giorno le opere conservate nel suo archivio: “In genere le mail art che compongono un archivio si tramandano da artista ad artista, così come diventano opere di musei. I musei dell’arte postale dove vengono conservate ed esposte le opere”.
Manuela Piccolo

Il cuore è l’emblema delle opere dell’artista cosentino che espone nella Trend line gallery
Tutti “trafitti” da Grandinetti
 
Nel temporary store della Marano saranno in mostra fino al 31 agosto
Di Giulia Fresca
 
 
Siamo tutti cuori “trafitti”, chi per amore, chi per dolore, chi a causa dell’odio, chi per colpo di fulmine. Il cuore trafitto è l’emblema delle opere che Claudio Grandinetti, eclettico artista cosentino, ha offerto nella mostra “trafitti”, appunto inaugurata giovedì alla Trend Line Gallery di Corso Telesio, il Temporary Store di Dora Marano che sta offrendo ai cosentini l’arte nel periodo estivo in un  contesto come quello del centro storico che ne diventa mirabile cornice. “E’ un artista calabrese di valenza oramai internazionale per aver partecipato alla 51^ Biennale di Venezia e per i numerosi progetti  con la Mail Art che lo hanno messo in contatto con tanti artisti – ha detto Tiziana Vommaro presentando l’opera di Grandinetti – Questa idea combacia perfettamente con l’obiettivo della Trend Line che ha impostato la sua azione qui nel centro storico sulla contaminazione. Artisti, culture e visioni diverse che stanno riscuotendo grande interesse da parte dei visitatori, attratti da un luogo libero e meno costrittivo di una galleria tradizionale”. I colori dei tasselli costruiscono i cuori di Grandinetti, trafitti da frecce e spilli ma ci sono anche le immagini note della terribile regina Grimilde con in mano il cofanetto nella quale conservare il cuore di Biancaneve “ ne sono sempre stato attratto – ha detto Grandinetti – perché per la strega, il cuore è la prova. E si può colpire il cuore anche per  vanità oltre che per odio. Ma il bene prevale sempre sul male ed infatti nel mio cuore di legno, trafitto, rinasce la vita dell’ulivo, della pace, che porterà nuove “mele”. Già perché questa in fondo è la vita. Il bene senza il male non sarebbe riconoscibile. Suggestiva poi l’immagine della donna che respira l’aria dal suo stesso cuore con una maschera antigas. “E’ il messaggio al bene contro la guerra. La donna crea l’uomo e solo respirando attraverso il suo cuore può mantenere vivo il senso vitale nonostante la distruzione intorno.
       L’estro e la versalità dell’arte di Grandinetti sono stati così protagonisti della mostra patrocinata dall’Amministrazione comunale e curata da Dora Marano, che si inquadra negli eventi di arte contemporanea progammati all’interno del Temporary stores e che rimarrà a disposizione dei visitatori fino al prossimo 31 agosto. All’inaugurazione era presente l’assessoree comunale Rosaria Succurro. “Claudio Grandinetti – ha detto la Marano – Pur elaborando opere in formato tableau, i suoi lavori sono un compendio di tecniche e risorse plastiche ed i quadri aprono al fruitore tutta una serie di “finestre”, di “interfacce” immaginifiche ed immaginarie che, come in un infinito gioco di specchi, alla stregua di innumerevoli scatole cinesi, percorrono il modernismo ed inglobano tutta una serie di situazioni di avanguardie artistiche”.
 
Il Quotidiano della Calabria Cosenza e Provincia Anno 18 N. 227 Sabato 18 agosto 2012 Articolo di Giulia Fresca
 

Presentazione di Tiziana Vommaro alla mostra Trafitti di Claudio Grandinetti.
Claudio Grandinetti

La personale di Claudio Grandinetti rappresenta il terzo appuntamento della Trend Line Gallery, lo spazio cittadino dedicato all’arte contemporanea curato da Dora Marano.
Le opere esposte questa sera, circa una ventina, appartengono al ciclo Trafitti e come potrete vedere l’elemento del cuore viene riproposto come una charma in ogni opera. Il cuore è declinato in ogni sua forma e soprattutto riproposto sotto ogni forma artistica. All’interno delle così dette cassette ludiche, le scatole in legno che caratterizzano le produzione artistica di Grandinetti, troverete cuori scolpiti nella pietra, cuori di legno, di gesso, di stoffa, delle coloratissime tarsie in legno dai rimandi nespoli ani (vi segnalo a tal proposito i trafitti n. 22 e n. 24 realizzati secondo questa tecnica) e poi opere come quelle su tela in cui il tema del cuore viene affrontato in chiave concettuale.
Il cuore iconograficamente porta la nostra mente su tematiche amorose ed affettive ma i cuori di Grandinetti sotto la loro veste giocosa e scherzosa sono lo spunto per affrontare dei temi sociali, i cuori dunque sono lo strumento di cui Grandinetti si avvale per denunciare la frivolezza ed il materialismo della società contemporanea.
Le cassette ludiche presenti in questa mostra sono differenti da quelle precedenti in cui l’artista, come in una sorta di scatola della memoria raccoglieva oggetti trovati durante i suoi viaggi o nei mercatini dell’antiquariato. Le cassette ludiche sono dei veri e propri appunti di viaggio narrati attraverso gli oggetti. L’insieme di questi oggetti colorati incasellati in queste teche di legno rappresenta per il fruitore per entrare nel visionario mondo di Grandinetti e per sbirciare nel profondo dell’artista e scoprire le sue passioni i suoi gusti una sorta di libreria aperta al mondo.
Le opere presentate questa sera invece, seppur richiamano la tecnica delle sassette ludiche da esse si discostano proprio perché, come dicevo prima esse celano in sé la denuncia sociale verso la società delle apparenze.
A tal proposito visto la profondità dei temi trattati e rimandi all’arte concettuale le cassette ludiche di questa sera ho preferito ribattezzarle come thinging box, scatole pesanti:
esse catturano l’attenzione del fruitore affascinato dalla presenza dei cuori, dei richiami POP attraverso la presenza do opere di Haring e dei fumetti dopo di chè lo invitano a pensare.
In queste opere è presente la strega di Biancaneve. La sua presenza indica la società sopraffatta dalla vanità, dalla voglia di primeggiare anche a discapito dei sentimenti. Non dimentichiamo che la strega di Biancaneve pur di ottenere il primato di più bella del reame aveva avvelenato Biancaneve in un sonno eterno. In un’altra thinging box l’immagine della strega è associata anche ad un fumetto che recita in tono sprezzante “questo stupido cuore”. In quell’opera c’è un duplice significato: quello autoironico e quello sociale.
Nel primo Grandinetti si prende in giro a scherza sulla sua arte e suoi soggetti preferiti, i cuori appunto. Ma da una lettura più attenta emerge la critica la critica che l’artista muove alla società oramai incentrata su rigide e fredde regole economiche che lasciano poco spazio ai sentimenti, in cui quindi non c’è posto per stupide faccende di cuore.
Sempre su questo filone anche se più toccanti sono le opere su tela (fotografie digitali) in cui è rappresentata una Madonna trafitta da centinaia di spade e una donna, ancora una volta una donna, con una maschera antigas.
Queste due opere di chiara impronta concettuale colpiscono con violenza suscitando quasi paura e angoscia. Nella prima la Madonna è trafitta dalle spade, ogni spada rappresenta le crudeltà del mondo, come le guerre i disastri ambientali, tutti eventi dettati dall’egoismo dei singoli e dal non amore verso il nostro ambiente. Ancora più toccante è l’opera in cui è rappresentata una donna con una maschera antigas. La donna si protegge dal gas che lo circonda, il gas è il cattivo della società mentre lei respira attingendo l’aria non dai polmoni bensì direttamente dal suo cuore. Il cuore puro di una donna, trafitto d’amore, le permette di sopravvivere in una società competitiva e sterile e lei trova dentro di se le forza e all’interno dei propri affetti la forza di vivere.
Cosenza 16 agosto 2012

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